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QUALE STRATEGIA ATTUARE CONTRO IL TERRORISMO?

di Ilaria Stivala

Oggi ogni cittadino è chiamato a fare i conti con la minaccia terroristica, che sia un’autorità governativa, chiamata a prendere le decisioni migliori per il proprio paese; un soldato invitato nelle regioni più pericolose per affrontare direttamente le insurrezioni e gli attacchi messi in atto dai terroristi; o un semplice cittadino, che giornalmente deve affrontare la tensione derivante dal contesto di instabilità internazionale e dalla possibilità che il proprio paese subisca un attentato. Nei decenni più recenti, infatti, si è visto come nessuno sia immune agli attacchi dei gruppi armati, i quali non si limitano più a destabilizzare lo stato in cui hanno origine, ma hanno obiettivi più ampi. Essi, infatti, sembrano disporre di cellule ben organizzate e ben armate, o comunque di sostenitori, pronte a diffondere il terrore all’interno delle comunità occidentali in cui risiedono. Sono state proposte, e attuate, diverse strategie, sia in ambito nazionale che in ambito mondiale, con l'intento di proteggere le istituzioni ed i cittadini dagli attacchi, si è così assistito alla sottoscrizione di svariati accordi concernenti l’ambito della difesa e della sicurezza. Tra i maggiori, e più evidenti, sviluppi in tal senso va certamente menzionata la cooperazione militare con i paesi in cui nascono gli estremismi, o con gli alleati mondiali, non solo nella NATO, l’istituzione che dalla guerra fredda ad oggi ha avuto assoluta centralità in materia, ma anche all’interno di istituzioni europee, tra cui in primo luogo l’European Defence Agency. È altresì utile prendere in esame un livello meno operativo, ma più politico, segnalando le crescenti indagini ed analisi in cui si sono adoperate numerose organizzazioni internazionali, come il GAFI, al fine di prevenire il finanziamento dei gruppi terroristici e stabilire standard internazionalmente validi che possano aiutare le autorità ad individuare, e contrastare, il fenomeno. Sebbene tali interventi abbiano avuto certamente un impatto non poco rilevante nell’ innalzamento del livello di sicurezza nazionale all’interno degli stati membri, i fatti di cronaca giornalmente riportati dai media mondiali mostrano la drammatica, e apparentemente irrisolvibile, situazione di conflitto che continua a caratterizzare le aree del Medioriente e del Nord Africa. La guerra contro il terrorismo si sta dimostrando molto più difficile di ciò che sembrava essere nei primi anni del XXI secolo, quando ancora si pensava che un gruppo armato potesse avere scarse possibilità di successo nella guerra contro uno stato. In molti hanno avallato la tesi che sia proprio questa apparente mancanza a rendere le organizzazioni terroristiche più forti, diminuendo le possibilità che vengano colpiti apparati di imprescindibile importanza, come potrebbero essere le istituzioni all’interno di una nazione. A ciò si aggiunge una capacità offensiva e di azione molto più flessibile rispetto a quella di qualsivoglia entità statale, identificabile nella crescente diffusione di cellule medio- piccole all’interno degli stati individuati come bersaglio degli attacchi, tra loro unite da una forte ideologia e supportate da una tecnologia sempre più sofisticata che gli permette di nascondere la propria identità. Un'altra ipotesi menzionata circa la mancata efficacia della coalizione internazionale è la mancanza di una reale cooperazione tra le potenze europee ed americane, esse infatti sono sempre più frammentate da diverbi circa il tipo di supporto da fornire, nonché i leader a cui concederlo, ma presumibilmente anche dal fatto che mediante l’attuazione di operazioni militari perseguono il duplice obiettivo di sconfiggere la minaccia terroristica e, allo stesso tempo, garantirsi il libero accesso, se non il controllo, delle risorse strategiche presenti in queste aree. La situazione delineata è forse ancora più complicata per l’Italia, la quale a causa della sua posizione geografica si trova ad essere molto vicina alle aree in cui si svolgono gli scontri subendo così una forte pressione sia dall’opinione pubblica interna, la quale percepisce una minaccia sempre più consistente e vicina, talvolta identificata nel flusso migratorio in costante aumento, con il timore che tra le persone in fuga dalla guerra si nascondano dei terroristi; sia dalle organizzazioni multilaterali di cui fa parte, le quali vorrebbero un ulteriore coinvolgimento da parte del paese nelle operazioni svolte in tali aree. Da queste due richieste inevitabilmente, e di pari passo con molti altri paesi europei, si è avviato un rapido processo di miglioramento delle tecnologie militari e dell’organizzazione delle forze armate, pertanto è possibile concludere che l’enfasi sul settore della difesa attualmente è di primaria importanza per i decision makers. Le nuove sfide poste dal terrorismo, tuttavia, necessitano non solo di una costante attenzione, ma anche di una continua ridefinizione delle proprie strategie, le quali, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini, devono tentare di superare le debolezze che fino ad oggi hanno permesso alle cellule terroristiche di diffondersi, nascondersi e mettere in atto attentati violenti ed indiscriminati.
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